Comunicato stampa inflazionato 2022 by Filippo Venturi

Nel 2022, in un momento di saturazione personale verso termini inflazionati, abusati fino a perdere significato o infilati ovunque con disinvoltura, chiesi ai miei contatti sui social di indicarmi le parole che avevano infestato anche la loro quotidianità.

Partii io, proponendo “resilienza”, cui ne seguirono molti altri arrivati da amici, conoscenti e anche sconosciuti, fino a consentirmi la stesura del seguente "Comunicato stampa inflazionato" (un concentrato di vuoto semantico degno di essere conservato agli atti):

"Fotografə dell’inclusività e della resilienza nonché influencer delle emozioni, la sua narrazione concettuale sfocia in un progetto iconico che, attraverso lo storytelling e un rigoroso bianco e nero, esplora sapientemente e con empatia fluida e sostenibile un luogo altro che, per certi versi, rappresenta una nuova Pompei piuttosto che una nuova Ercolano.

La sinergia dei suoi scatti al vetriolo dà origine ad un percorso assolutamente site specific, rifuggendo da quel patriarcato che in osmosi al politicamente corretto ottenebra il metaverso.

La società civile è invitata al vernissage che si terrà nella splendida cornice dell’Antropocene Gallery e sarà accompagnata da un’apericena con degustazione di eccellenze culinarie locali. Tanta roba. Super-top.

- La cabina di regia"

Intervista su La Stampa sulla foto del poliziotto modificata by Filippo Venturi

Il quotidiano La Stampa mi ha intervistato a proposito dell'immagine generata con intelligenza artificiale raffigurante due poliziotti durante le manifestazioni di Torino, e diffusa dalle istituzioni. Un precedente che apre anche in Italia a scenari preoccupanti, sia quando frutto di disattenzione, sia quando risultato di una scelta consapevole.

L’articolo intero è qui:
Scontri a Torino, l’ombra dell’AI sulla foto diffusa dagli account istituzionali di Polizia e Interno

Il poliziotto aggredito e l'intelligenza artificiale by Filippo Venturi

Il Ministero dell'Interno ha condiviso un post, corredato da una fotografia, relativo all'aggressione subita da un poliziotto e al soccorso ricevuto da un collega, durante il corteo a Torino del 31 Gennaio 2026.

Diversi elementi fanno ritenere che la fotografia diffusa non sia uno scatto originale, ma un’immagine modificata o ricreata tramite intelligenza artificiale (ipotesi confermata anche dall'analisi con SynthID).

Sopra 3 screenshot dal video che è stato diffuso nei giorni scorsi. Sotto l'immagine diffusa.
Confrontandole, emerge che:

1) L'auto bianca non c’è più.
2) Il poliziotto che soccorre il collega aveva una maschera antigas, anch'essa è sparita. Il volto è ora visibile.
3) Lo scudo del soccorritore è scomparso.
4) Ci sono anche altri dettagli anomali: come l’illuminazione dei due poliziotti da parte dei fari di un’auto della polizia, che nel video non risultano.

Il risultato è una immagine semplificata, di lettura più immediata, ma che non rappresenta fedelmente quel frammento di realtà catturato nel video. Per quanto fotografie e video tradizionali possano non restituire la realtà nella sua complessità e interezza, e possano essere realizzate in modo ingannevole, qui ci troviamo davanti ad un intervento per semplificare e ripulire la realtà, forse dimenticando od omettendo i dettagli suddetti.

Per ragioni ormai ampiamente discusse da almeno 3 anni, l’uso di immagini generate o alterate per rappresentare fatti reali solleva criticità profonde, che diventano ancora più gravi quando è un’istituzione governativa a intervenire su un documento originariamente prodotto da un fotografo o da un videomaker. Può sembrare un dettaglio marginale, ma non lo è, seppur qualcuno possa ritenere che non alteri in modo significativo la narrazione dell’evento accaduto.

Arriveranno momenti in cui non avremo gli strumenti e/o le competenze per orientarci e non farci ingannare. Sospettare e verificare ogni contenuto visivo in cui ci imbattiamo non è sostenibile.

In questo dovrebbe aiutarci il giornalismo, ma diversi giornali hanno utilizzato l'immagine in questione, forse non effettuando sufficienti verifiche o forse sopravvalutando l'affidabilità della fonte.

(Questo mio post nasce dalle anomalie notate dal fotografo Michele Lapini)

Chi possiede l'informazione by Filippo Venturi

Un consorzio statunitense guidato dall'azienda Oracle ha acquisito il controllo delle attività di TikTok negli USA. L'accordo, ufficialmente, mira a garantire la sicurezza dei dati americani (dalla censura e influenza cinese), con Oracle che gestisce l'infrastruttura e l'algoritmo.

Dopo pochi giorni, però, è emerso che TikTok USA censura le ricerche della parola "Epstein" (link), l'imprenditore arrestato per abusi sessuali e traffico internazionale di minori, morto nel 2019, con cui Donald Trump aveva rapporti stretti.

Inoltre è in atto una censura di persone che criticano il governo (link), come nel caso di una giornalista con 200.000 follower i cui contenuti negli ultimi giorni non hanno avuto visualizzazioni.

Anche l’engagement dei video sulle proteste di Minneapolis è in calo sulla piattaforma.

Più in generale, il panorama relativo al controllo dei social media e dei media tradizionali è preoccupante:
Larry Ellison, tramite Oracle, influenza TikTok USA.
Elon Musk possiede X, Grok e Grokipedia.
Mark Zuckerberg guida Meta Platforms, controllando quindi Facebook, Instagram, WhatsApp, Messenger e Meta AI.
Sam Altman guida OpenAI e ChatGPT.
Alphabet controlla Google, YouTube e Gemini.
La famiglia Murdoch detiene Fox News, il Wall Street Journal e il New York Post.
Jeff Bezos possiede il Washington Post, Amazon Prime Video e Twitch.

Si tratta di oligarchi del settore tecnologico e dell'informazione che, in misura diversa, gravitano nell’orbita di Trump (o che si sono piegati rapidamente al suo potere) e che oggi controllano i principali canali attraverso cui ci informiamo, delegandogli sempre più spesso il compito di selezionare, riassumere e interpretare ciò che accade nel mondo.

Chi controlla i social media e i sistemi di intelligenza artificiale (IA) ha il potere di stabilire quali narrazioni diventano dominanti e quali, invece, vengono marginalizzate o rese invisibili. In questo contesto, il giornalismo tradizionale rischia di perdere rilevanza e visibilità (come analizzo nel mio articolo “L’intelligenza artificiale salverà il giornalismo?”) perché l’IA e le piattaforme social ne saccheggiano i contenuti, erodendo audience e modelli economici. Una quota crescente di pubblico non cerca più attivamente informazioni ma le assorbe passivamente dai social o affida all’IA il compito di filtrarle, sintetizzarle e interpretarle, eliminando di fatto la necessità di consultare le fonti originali.

Per i regimi autoritari, il controllo delle narrazioni che alimentano il dibattito pubblico è un obiettivo strategico (come abbiamo visto, la recente uccisione di Alex Pretti, un infermiere di Minneapolis di 37 anni, sembra aver colpito in modo pesante la narrazione di ICE, spingendo Trump a fare qualche passo indietro). L’amministrazione americana sta rafforzando il controllo sulle infrastrutture che le veicolano, che è un passaggio decisivo per acquisire la capacità di orientare o persino riscrivere la realtà.

Scorrete lacrime, impose il governo by Filippo Venturi

La Casa Bianca ha diffuso una fotografia modificata con l’intelligenza artificiale di una donna arrestata dopo una protesta contro l’ICE (Immigration and Customs Enforcement).

Un’analisi del Guardian (link) ha rilevato che la fotografia pubblicata mostra Nekima Levy Armstrong in lacrime, in modo drammatico, mentre nello scatto originale appariva calma e composta. Inoltre, il colore della pelle della donna risulta scurito.

La segretaria per la sicurezza interna, Kristi Noem, ha pubblicato una prima immagine dell’arresto che ritraeva un agente delle forze dell’ordine, con il volto oscurato, che accompagna Armstrong. La donna appare composta. Circa trenta minuti dopo, la Casa Bianca ha pubblicato una seconda immagine dello stesso arresto, in cui Armstrong piange.

Interpellata sull’alterazione digitale dello scatto, la Casa Bianca ha risposto inoltrando un post pubblicato su X da Kaelan Dorr, vicedirettore delle comunicazioni: «Ancora una volta, a coloro che sentono il bisogno di difendere in modo istintivo gli autori di crimini efferati nel nostro paese, condivido questo messaggio: l’applicazione della legge continuerà. I meme continueranno», ha scritto.

Questo episodio va letto come l’ennesimo segnale del rapporto sempre più instabile tra potere, immagine e verità. La manipolazione visiva mira a orientare emotivamente lo sguardo del pubblico, trasformando un documento in uno strumento narrativo e punitivo (pare ormai che il bullismo permei ogni aspetto della vita politica e comunicativa statunitense). Il ricorso esplicito ai “meme” rivendicato dalla Casa Bianca rivela una strategia comunicativa che legittima la fusione fra informazione, propaganda e intrattenimento.

Giurato al Kolga Tbilisi Photo by Filippo Venturi

Sono felice e onorato di annunciare che quest’anno farò parte della giuria che assegnerà i premi del Kolga Tbilisi Photo, uno dei festival più importanti dedicati alla fotografia contemporanea.

Da oltre vent’anni Kolga rappresenta un punto di incontro fondamentale tra fotografi, curatori, artisti da tutto il mondo, insieme al pubblico. È stato inoltre il primo festival a premiare il mio lavoro "Broken Mirror", realizzato con l’intelligenza artificiale, in un momento storico in cui confrontarsi con questa nuova tecnologia richiedeva consapevolezza del cambiamento in atto e coraggio.

Per me questo invito ha un significato speciale. Sono legato a Tbilisi e alla Georgia non solo dal punto di vista fotografico, ma anche umano e personale. Poco più di un anno fa ho documentato le proteste contro il governo, nel loro momento più intenso, seguendo da vicino le tensioni, le speranze e il desiderio di un futuro europeo che animava, e anima tuttora, soprattutto le nuove generazioni georgiane. Purtroppo, dopo oltre 300 giorni dall'inizio delle manifestazioni, lo scenario politico georgiano resta invariato, complice il sostanziale disinteresse della comunità internazionale. Eppure, i giovani e non solo non arretrano e continuano a protestare in Viale Rustaveli, di fronte al Parlamento.

Un sentito grazie a Kolga Tbilisi Photo – in particolare a Tina Schelhorn e a Beso Khaindrava (fondatore e direttore) – per la fiducia e per continuare a credere nella fotografia come strumento critico e politico.

Sarà possibile iscriversi al concorso a partire da oggi e fino al 15 marzo 2026.
Maggiori info nel link: www.kolga.ge/awards

Il torneo di ping-pong Italia–Corea del Nord che nessuno ha visto by Filippo Venturi

Il torneo di ping-pong Italia–Corea del Nord che nessuno ha visto

Di recente, parlando di ping-pong con amici, ho ripensato alle ultime, sporadiche volte che ci ho giocato. È così che mi è tornato in mente un mini-torneo di qualche anno fa, di cui non ho mai parlato a nessuno. Non per segretezza, ma perché, a pensarci bene, suona ancora oggi piuttosto assurdo.

Me lo ricordo bene perché quel giorno pensai che mai avrei immaginato che le interminabili ore passate da bambino a giocare a ping-pong, nella parrocchia di San Rocco di Cesena, mi sarebbero tornate utili oltre vent’anni dopo, a novemila chilometri di distanza, nel cuore della Corea del Nord.

Era la fine di maggio del 2017. Mi trovavo a Pyongyang per il secondo capitolo di un mio progetto fotografico. Credo fosse l’ultima sera prima della ripartenza per Pechino. Dopo cena eravamo allo Yanggakdo Hotel, dove alloggiavamo. Una delle nostre guide, Kim, 26 anni, propose a me e alla giornalista italiana che viaggiava con me, una partita a ping-pong. Ad affiancarlo c’era una giovane hostess dell’albergo, custode delle chiavi dei locali e, come avrei scoperto di lì a poco, giocatrice tutt’altro che improvvisata.

Era stato un viaggio impegnativo. Da quasi due settimane eravamo sorvegliati (di giorno dalle nostre guide, di notte dai microfoni in camera): senza internet, lontani da casa, impossibilitati a comunicare liberamente. L’unico contatto possibile con l’esterno era col telefono dell’hotel, dal quale sapevamo di essere ascoltati; io lo usavo solo per brevi telefonate rassicuranti a Elisa. Nel frattempo Trump minacciava un intervento militare contro la Corea del Nord e, nel caso fosse scoppiato un conflitto, qualunque occidentale presente nel Paese, noi compresi, si sarebbe probabilmente ritrovato ostaggio, da rilasciare chissà quando e in cambio di chissà cosa.

Il lavoro era finito e cominciavo a desiderare solo di tornare a casa, con il pensiero fisso alle possibili beffe dell’ultimo momento. È risaputo che solo al momento di imbarcarti sull'aereo per lasciare il paese, scopri se i nordcoreani hanno deciso di trattenerti, come scoprì al tempo il povero studente americano Otto Warmbier.

Alla fine accettammo la sfida. Seguimmo l’hostess nei sotterranei dell’albergo. Superate alcune stanze, ci ritrovammo in un’area svago con diversi tavoli da ping-pong. Iniziammo a scaldarci.

Il primo match fu tra me e la guida. Nonostante fossi arrugginito, Kim doveva aver trascurato questo sport nella sua giovinezza. Riuscii a vincere, pur commettendo diversi errori e qualche ingenuità. Ma sentivo di star ritrovando la mano rapidamente.

Nel secondo match, l’hostess batté senza troppe difficoltà la giornalista. Era chiaro che quella ragazza non si limitava a gestire spazi e accogliere ospiti. Con la racchetta sapeva esattamente cosa fare.

La finale mi vide quindi affrontare questa campionessa mascherata da assistente alberghiera. In Corea del Nord impari presto che i ruoli ufficiali raccontano solo una parte della storia.

Ormai ero entrato in modalità competizione e non potevo giocarmela con la tranquillità di chi sarebbe stato in grado di convivere con qualsiasi esito. I ricordi sono un po’ vaghi, ma la sfida fu combattuta e si decise al meglio delle tre. Là sotto la temperatura era piacevole, eppure iniziai a sudare. Non il sudore di chi ha caldo, ma quello di chi sente di starsi giocando tutto in una partita di ping-pong improvvisata. E forse c’era anche qualcos’altro.

L'hostess quella sera era sempre sorridente e piacevole, ma potevo scorgere in lei, di tanto in tanto, uno sguardo killer quando si preparava a colpire la pallina. Dopo una serie di scambi, riuscii a piazzare il punto vincente. Cercai di contenere l’esultanza, in fondo giocavo in trasferta. Ci riuscii solo in parte.

Subito dopo mi congedai, un po’ a malincuore e un po’ con urgenza. Raggiunsi la camera di corsa, giusto in tempo per sedermi in bagno. Qualcosa a cena doveva avermi fatto male... o forse ero stato vittima di un tentativo di avvelenamento pre-torneo (scherzo, credo).

Ero lì, sudato, dolorante, ma al tempo stesso contento di aver vinto la partita di ping-pong più importante della mia vita. E intanto mi domandavo se qualcuno, forse la hostess, mi stesse osservando da dietro l'enorme specchio affisso sulla parete opposta.

A proposito di ICE by Filippo Venturi

Qualche testimonianza a proposito di ICE (l’agenzia federale che si occupa del controllo dell’immigrazione e delle frontiere degli Stati Uniti, ma che dall’arrivo di Trump è progressivamente diventata una milizia che opera al di sopra della legge, tra violenze e abusi di potere):

Mi hanno chiesto esplicitamente se sapessi dove vivevano le famiglie della comunità Hmong (un gruppo etnico asiatico), nel mio quartiere. Ho risposto che non lo sapevo. Allora mi hanno chiesto "E le famiglie asiatiche?". Ero un po’ scossa e piuttosto scioccata da ciò che mi era stato chiesto di fare.

Ho visto diversi rapimenti da vicino. Ciò che stanno facendo consiste nel girare in convogli militari finché non vedono qualcuno che è solo e non è di carnagione bianca, per poi scendere in massa dal veicolo e trascinare quella persona dentro il furgone, sgommando via, il tutto in una novantina di secondi circa.

Quelli di ICE non sanno chi stanno fermando perché non fanno domande e prendono passanti scelti a caso. Quando lo vedi, è letteralmente indistinguibile da un rapimento, se non per il fatto che sono così tanti e che sono armati e corazzati molto più di un qualsiasi rapitore.

Se ne vedi uno (di rapimento), la cosa più importante è chiedere a chi viene fermato "Come ti chiami?" perché altrimenti di quella persona si rischia di perdere ogni traccia. Ho visto un rapimento in un vicolo ma mi sono bloccato per un secondo e non l’ho gridato in tempo, e quell’uomo è semplicemente… sparito.

Progetto Sconfinamenti - Esplorazioni visive lungo la Statale 12, da Pisa al Brennero by Filippo Venturi

SCONFINAMENTI
Esplorazioni visive lungo la Statale 12, da Pisa al Brennero

Progetto ideato da Luca Sorbo
A cura di Luca Monelli e Luca Sorbo

SCONFINAMENTI nasce dalla consapevolezza che la Statale 12 non è una semplice arteria di collegamento, ma una vera e propria spina dorsale storica, geografica e culturale del Centro-Nord Italia.

Una strada antica, di origine medievale, che da Pisa si spinge verso nord attraversando l’Appennino, supera il passo dell’Abetone, scende nella pianura padana, tocca Modena e Mantova, risale verso Verona, Trento, Bolzano e infine raggiunge il Brennero.

Lungo questo tracciato si concentrano quasi tutti i paesaggi possibili del nostro Paese: il mare, la montagna, la pianura, i laghi, le valli alpine e le Dolomiti. Ma soprattutto si incontrano forme diverse di abitare, lavorare, attraversare, resistere e trasformare il territorio.
SCONFINAMENTI è un invito a misurarsi con questa complessità senza ridurla, senza semplificarla, senza cercare scorciatoie visive.

Abbiamo selezionato 17 autori che possiedono già un percorso fotografico maturo, riconoscibile, capace di sostenere una riflessione lunga e profonda. A ciascuno di voi viene affidato un tratto di strada: non come semplice tema, ma come territorio di confronto, di ascolto, di esplorazione critica.

L’obiettivo è costruire, attraverso 20 immagini per autore, una sintesi visiva capace di restituire la stratificazione geografica, sociale, simbolica e umana di quel segmento di Statale 12.

Il riferimento ideale è l’esperienza di Luigi Ghirri e della grande tradizione italiana di ricognizione del territorio: non per imitarne i risultati formali, ma per condividere l’intenzione, il metodo, l’attenzione al reale.
La Statale 12, in questo senso, è quasi l’opposto della Via Emilia: non genera città in sequenza, ma le sfiora, le attraversa, le aggira. È una strada irregolare, discontinua, a tratti marginale, e proprio per questo profondamente contemporanea.

SCONFINAMENTI vuole esaltare le differenze, le fratture, le disomogeneità del percorso, costruendo un racconto corale in cui ogni autore mantiene la propria voce, ma contribuisce a un progetto unitario e ambizioso.

Il progetto prenderà avvio a gennaio 2026 e si concluderà a dicembre 2026.
È prevista una prima fase di mostre locali, lungo il tracciato della Statale 12, per creare attenzione, confronto e restituzione pubblica del lavoro.
A seguire, una mostra collettiva finale in una sede prestigiosa (in corso di individuazione), che riunirà tutti gli autori e i lavori realizzati.

Il progetto si concluderà con la pubblicazione di un libro-catalogo, pensato come esito editoriale definitivo e strumento di memoria.

La strada è stata suddivisa in otto tratti, affidati a due autori ciascuno:

1. Da Pisa a Lucca
2. Da Lucca all’Abetone
3. Dall’Abetone a Modena
4. Da Modena a Mantova
5. Da Mantova a Verona
6. Da Verona a Trento
7. Da Trento a Bolzano
8. Da Bolzano al Brennero

Parallelamente, Raffaele Capasso curerà la ricerca delle fotografie storiche legate alla Statale 12, coinvolgendo i circoli FIAF lungo il percorso, creando un dialogo tra passato e presente, memoria e sguardo contemporaneo.

SCONFINAMENTI è una sfida collettiva.
Richiede tempo, attenzione, responsabilità e visione.
Ma offre in cambio la possibilità di partecipare a un progetto che ambisce a lasciare una traccia reale, culturale e condivisa.

Gli autori coinvolti:
Stefania Adami, Andrea Angelini, Daniela Bazzani, Nazzareno Berton, Sergio Carlesso, Enzo Crispino, Eugenio Fieni, Alessandro Fruzzetti, Enrico Genovesi, Davide Grossi, Daniele Lira, Giulio Montini, Antonella Monzoni, Paola Rossi, Giuliano Reggiani, Filippo Venturi.

Seminario su Fotografia, Giornalismo, Potere e Intelligenza Artificiale by Filippo Venturi

INFRANGERE LO SPECCHIO
Il rapporto fra fotografia, giornalismo, potere e intelligenza artificiale

Questo seminario si propone come uno spazio di confronto aperto, pensato soprattutto per chi oggi sta costruendo il proprio sguardo sul mondo: studenti universitari e non, giovani fotografi, artisti visivi, aspiranti giornalisti e tutte le persone interessate a comprendere il ruolo delle immagini nella società contemporanea. Si rivolge a chi desidera sviluppare uno sguardo critico sulla fotografia e sull’intelligenza artificiale (IA), interrogandosi sul loro rapporto con l’informazione, il potere e la costruzione della realtà, con curiosità e apertura al confronto.

Il seminario è focalizzato sull’incontro fra fotografia e IA ed esplora l’evoluzione del ruolo dell’immagine nella comunicazione, nell’informazione e nella vita quotidiana, analizzandone il peso crescente come strumento di costruzione del consenso e di esercizio del potere.

Il docente presenterà alcuni dei suoi progetti di fotografia documentaria, esponendo nel dettaglio la filosofia alla base di essa e le metodologie pratiche adottate. Illustrerà inoltre le notevoli differenze teoriche e pratiche che caratterizzano l’utilizzo dell’IA nel processo creativo. Verrà mostrato come l’IA possa ampliare il ventaglio di possibilità dei fotografi e le idee che sottendono alla creazione di progetti.

In un’epoca di deepfake, algoritmi opachi e flussi visivi incontrollabili, il ruolo del fotografo e del giornalista non consiste più soltanto nell’essere testimoni, ma anche interpreti critici, chiamati a interrogarsi su responsabilità, etica, trasparenza e fiducia. Comprendere questi meccanismi diventa essenziale per non subire passivamente le immagini, ma per imparare a leggerle, smontarle e, se necessario, usarle consapevolmente come forma di resistenza culturale.

Saranno esaminate diverse casistiche che negli ultimi mesi hanno avuto un impatto significativo nel panorama dell’informazione internazionale. Saranno affrontati sia i timori legati all’adozione di questa nuova tecnologia, sia le potenzialità che essa porta con sé, aprendo un dibattito sul futuro dell’arte fotografica e della nostra interazione con le immagini digitali.

La fotografia e l’IA non sono strumenti da temere o da idolatrare, ma linguaggi da comprendere a fondo per poterli usare con lucidità, immaginazione e senso critico. L’obiettivo non è fornire risposte definitive, ma stimolare domande urgenti su chi siamo, su come raccontiamo il mondo e su quale responsabilità scegliamo di assumerci nel farlo.

Il futuro non sarà scritto dalle macchine, ma da chi saprà dialogare con loro, con consapevolezza, usando la tecnologia per ampliare, non per ridurre, la propria umanità.

Il seminario è modulabile per durata e formato (lezione frontale, incontro dialogico, masterclass), in base al contesto e al pubblico di riferimento. Offre strumenti critici per leggere e interpretare le immagini contemporanee, comprendendo come fotografia e intelligenza artificiale influenzino l’informazione e la costruzione della realtà. I partecipanti acquisiranno una maggiore consapevolezza dei meccanismi tecnologici, culturali e di potere che agiscono dietro le immagini, sviluppando un approccio responsabile, creativo e informato al loro utilizzo.


DOCENTE

Filippo Venturi è un fotografo documentarista, artista visivo, divulgatore e formatore sul tema fotografia e intelligenza artificiale.

Realizza progetti su storie e problematiche riguardanti l'identità e la condizione umana. Ha documentato dittature, democrazie in crisi e movimenti che si battono per i diritti.

I suoi lavori sono stati pubblicati sui principali quotidiani e magazine, come National Geographic, The Washington Post, The Guardian, The Financial Times, Vanity Fair, Newsweek, Geo, Der Spiegel, Die Zeit, Internazionale, La Repubblica, Il Corriere della Sera e La Stampa.

Laureato in Scienze dell’Informazione, ha esteso la sua ricerca ai legami tra fotografia, giornalismo, potere e intelligenza artificiale, indagando come questi influenzino la nostra percezione della realtà.

Svolge attività didattica e divulgativa in ambito accademico e culturale, tenendo lezioni e seminari per festival e istituzioni come Vogue Photo Fest, MIA Photo Fair, Festival della Fotografia Etica di Lodi, BergamoScienza, Università di Bologna, New York University.

Negli ultimi anni si è dedicato a un ampio progetto sulla Penisola Coreana, che gli è valso numerosi premi, fra cui il Sony World Photography Award, il Premio Il Reportage, il Premio Voglino e il Portfolio Italia - Gran Premio Hasselblad.

Nel 2025 è stato nominato Autore dell’Anno dalla FIAF (Federazione Italiana Associazioni Fotografiche).

www.filippoventuri.photography
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