Scorrete lacrime, impose il governo by Filippo Venturi

La Casa Bianca ha diffuso una fotografia modificata con l’intelligenza artificiale di una donna arrestata dopo una protesta contro l’ICE (Immigration and Customs Enforcement).

Un’analisi del Guardian (link) ha rilevato che la fotografia pubblicata mostra Nekima Levy Armstrong in lacrime, in modo drammatico, mentre nello scatto originale appariva calma e composta. Inoltre, il colore della pelle della donna risulta scurito.

La segretaria per la sicurezza interna, Kristi Noem, ha pubblicato una prima immagine dell’arresto che ritraeva un agente delle forze dell’ordine, con il volto oscurato, che accompagna Armstrong. La donna appare composta. Circa trenta minuti dopo, la Casa Bianca ha pubblicato una seconda immagine dello stesso arresto, in cui Armstrong piange.

Interpellata sull’alterazione digitale dello scatto, la Casa Bianca ha risposto inoltrando un post pubblicato su X da Kaelan Dorr, vicedirettore delle comunicazioni: «Ancora una volta, a coloro che sentono il bisogno di difendere in modo istintivo gli autori di crimini efferati nel nostro paese, condivido questo messaggio: l’applicazione della legge continuerà. I meme continueranno», ha scritto.

Questo episodio va letto come l’ennesimo segnale del rapporto sempre più instabile tra potere, immagine e verità. La manipolazione visiva mira a orientare emotivamente lo sguardo del pubblico, trasformando un documento in uno strumento narrativo e punitivo (pare ormai che il bullismo permei ogni aspetto della vita politica e comunicativa statunitense). Il ricorso esplicito ai “meme” rivendicato dalla Casa Bianca rivela una strategia comunicativa che legittima la fusione fra informazione, propaganda e intrattenimento.

Giurato al Kolga Tbilisi Photo by Filippo Venturi

Sono felice e onorato di annunciare che quest’anno farò parte della giuria che assegnerà i premi del Kolga Tbilisi Photo, uno dei festival più importanti dedicati alla fotografia contemporanea.

Da oltre vent’anni Kolga rappresenta un punto di incontro fondamentale tra fotografi, curatori, artisti da tutto il mondo, insieme al pubblico. È stato inoltre il primo festival a premiare il mio lavoro "Broken Mirror", realizzato con l’intelligenza artificiale, in un momento storico in cui confrontarsi con questa nuova tecnologia richiedeva consapevolezza del cambiamento in atto e coraggio.

Per me questo invito ha un significato speciale. Sono legato a Tbilisi e alla Georgia non solo dal punto di vista fotografico, ma anche umano e personale. Poco più di un anno fa ho documentato le proteste contro il governo, nel loro momento più intenso, seguendo da vicino le tensioni, le speranze e il desiderio di un futuro europeo che animava, e anima tuttora, soprattutto le nuove generazioni georgiane. Purtroppo, dopo oltre 300 giorni dall'inizio delle manifestazioni, lo scenario politico georgiano resta invariato, complice il sostanziale disinteresse della comunità internazionale. Eppure, i giovani e non solo non arretrano e continuano a protestare in Viale Rustaveli, di fronte al Parlamento.

Un sentito grazie a Kolga Tbilisi Photo – in particolare a Tina Schelhorn e a Beso Khaindrava (fondatore e direttore) – per la fiducia e per continuare a credere nella fotografia come strumento critico e politico.

Il torneo di ping-pong Italia–Corea del Nord che nessuno ha visto by Filippo Venturi

Il torneo di ping-pong Italia–Corea del Nord che nessuno ha visto

Di recente, parlando di ping-pong con amici, ho ripensato alle ultime, sporadiche volte che ci ho giocato. È così che mi è tornato in mente un mini-torneo di qualche anno fa, di cui non ho mai parlato a nessuno. Non per segretezza, ma perché, a pensarci bene, suona ancora oggi piuttosto assurdo.

Me lo ricordo bene perché quel giorno pensai che mai avrei immaginato che le interminabili ore passate da bambino a giocare a ping-pong, nella parrocchia di San Rocco di Cesena, mi sarebbero tornate utili oltre vent’anni dopo, a novemila chilometri di distanza, nel cuore della Corea del Nord.

Era la fine di maggio del 2017. Mi trovavo a Pyongyang per il secondo capitolo di un mio progetto fotografico. Credo fosse l’ultima sera prima della ripartenza per Pechino. Dopo cena eravamo allo Yanggakdo Hotel, dove alloggiavamo. Una delle nostre guide, Kim, 26 anni, propose a me e alla giornalista italiana che viaggiava con me, una partita a ping-pong. Ad affiancarlo c’era una giovane hostess dell’albergo, custode delle chiavi dei locali e, come avrei scoperto di lì a poco, giocatrice tutt’altro che improvvisata.

Era stato un viaggio impegnativo. Da quasi due settimane eravamo sorvegliati (di giorno dalle nostre guide, di notte dai microfoni in camera): senza internet, lontani da casa, impossibilitati a comunicare liberamente. L’unico contatto possibile con l’esterno era col telefono dell’hotel, dal quale sapevamo di essere ascoltati; io lo usavo solo per brevi telefonate rassicuranti a Elisa. Nel frattempo Trump minacciava un intervento militare contro la Corea del Nord e, nel caso fosse scoppiato un conflitto, qualunque occidentale presente nel Paese, noi compresi, si sarebbe probabilmente ritrovato ostaggio, da rilasciare chissà quando e in cambio di chissà cosa.

Il lavoro era finito e cominciavo a desiderare solo di tornare a casa, con il pensiero fisso alle possibili beffe dell’ultimo momento. È risaputo che solo al momento di imbarcarti sull'aereo per lasciare il paese, scopri se i nordcoreani hanno deciso di trattenerti, come scoprì al tempo il povero studente americano Otto Warmbier.

Alla fine accettammo la sfida. Seguimmo l’hostess nei sotterranei dell’albergo. Superate alcune stanze, ci ritrovammo in un’area svago con diversi tavoli da ping-pong. Iniziammo a scaldarci.

Il primo match fu tra me e la guida. Nonostante fossi arrugginito, Kim doveva aver trascurato questo sport nella sua giovinezza. Riuscii a vincere, pur commettendo diversi errori e qualche ingenuità. Ma sentivo di star ritrovando la mano rapidamente.

Nel secondo match, l’hostess batté senza troppe difficoltà la giornalista. Era chiaro che quella ragazza non si limitava a gestire spazi e accogliere ospiti. Con la racchetta sapeva esattamente cosa fare.

La finale mi vide quindi affrontare questa campionessa mascherata da assistente alberghiera. In Corea del Nord impari presto che i ruoli ufficiali raccontano solo una parte della storia.

Ormai ero entrato in modalità competizione e non potevo giocarmela con la tranquillità di chi sarebbe stato in grado di convivere con qualsiasi esito. I ricordi sono un po’ vaghi, ma la sfida fu combattuta e si decise al meglio delle tre. Là sotto la temperatura era piacevole, eppure iniziai a sudare. Non il sudore di chi ha caldo, ma quello di chi sente di starsi giocando tutto in una partita di ping-pong improvvisata. E forse c’era anche qualcos’altro.

L'hostess quella sera era sempre sorridente e piacevole, ma potevo scorgere in lei, di tanto in tanto, uno sguardo killer quando si preparava a colpire la pallina. Dopo una serie di scambi, riuscii a piazzare il punto vincente. Cercai di contenere l’esultanza, in fondo giocavo in trasferta. Ci riuscii solo in parte.

Subito dopo mi congedai, un po’ a malincuore e un po’ con urgenza. Raggiunsi la camera di corsa, giusto in tempo per sedermi in bagno. Qualcosa a cena doveva avermi fatto male... o forse ero stato vittima di un tentativo di avvelenamento pre-torneo (scherzo, credo).

Ero lì, sudato, dolorante, ma al tempo stesso contento di aver vinto la partita di ping-pong più importante della mia vita. E intanto mi domandavo se qualcuno, forse la hostess, mi stesse osservando da dietro l'enorme specchio affisso sulla parete opposta.

A proposito di ICE by Filippo Venturi

Qualche testimonianza a proposito di ICE (l’agenzia federale che si occupa del controllo dell’immigrazione e delle frontiere degli Stati Uniti, ma che dall’arrivo di Trump è progressivamente diventata una milizia che opera al di sopra della legge, tra violenze e abusi di potere):

Mi hanno chiesto esplicitamente se sapessi dove vivevano le famiglie della comunità Hmong (un gruppo etnico asiatico), nel mio quartiere. Ho risposto che non lo sapevo. Allora mi hanno chiesto "E le famiglie asiatiche?". Ero un po’ scossa e piuttosto scioccata da ciò che mi era stato chiesto di fare.

Ho visto diversi rapimenti da vicino. Ciò che stanno facendo consiste nel girare in convogli militari finché non vedono qualcuno che è solo e non è di carnagione bianca, per poi scendere in massa dal veicolo e trascinare quella persona dentro il furgone, sgommando via, il tutto in una novantina di secondi circa.

Quelli di ICE non sanno chi stanno fermando perché non fanno domande e prendono passanti scelti a caso. Quando lo vedi, è letteralmente indistinguibile da un rapimento, se non per il fatto che sono così tanti e che sono armati e corazzati molto più di un qualsiasi rapitore.

Se ne vedi uno (di rapimento), la cosa più importante è chiedere a chi viene fermato "Come ti chiami?" perché altrimenti di quella persona si rischia di perdere ogni traccia. Ho visto un rapimento in un vicolo ma mi sono bloccato per un secondo e non l’ho gridato in tempo, e quell’uomo è semplicemente… sparito.

Progetto Sconfinamenti - Esplorazioni visive lungo la Statale 12, da Pisa al Brennero by Filippo Venturi

SCONFINAMENTI
Esplorazioni visive lungo la Statale 12, da Pisa al Brennero

Progetto ideato da Luca Sorbo
A cura di Luca Monelli e Luca Sorbo

SCONFINAMENTI nasce dalla consapevolezza che la Statale 12 non è una semplice arteria di collegamento, ma una vera e propria spina dorsale storica, geografica e culturale del Centro-Nord Italia.

Una strada antica, di origine medievale, che da Pisa si spinge verso nord attraversando l’Appennino, supera il passo dell’Abetone, scende nella pianura padana, tocca Modena e Mantova, risale verso Verona, Trento, Bolzano e infine raggiunge il Brennero.

Lungo questo tracciato si concentrano quasi tutti i paesaggi possibili del nostro Paese: il mare, la montagna, la pianura, i laghi, le valli alpine e le Dolomiti. Ma soprattutto si incontrano forme diverse di abitare, lavorare, attraversare, resistere e trasformare il territorio.
SCONFINAMENTI è un invito a misurarsi con questa complessità senza ridurla, senza semplificarla, senza cercare scorciatoie visive.

Abbiamo selezionato 17 autori che possiedono già un percorso fotografico maturo, riconoscibile, capace di sostenere una riflessione lunga e profonda. A ciascuno di voi viene affidato un tratto di strada: non come semplice tema, ma come territorio di confronto, di ascolto, di esplorazione critica.

L’obiettivo è costruire, attraverso 20 immagini per autore, una sintesi visiva capace di restituire la stratificazione geografica, sociale, simbolica e umana di quel segmento di Statale 12.

Il riferimento ideale è l’esperienza di Luigi Ghirri e della grande tradizione italiana di ricognizione del territorio: non per imitarne i risultati formali, ma per condividere l’intenzione, il metodo, l’attenzione al reale.
La Statale 12, in questo senso, è quasi l’opposto della Via Emilia: non genera città in sequenza, ma le sfiora, le attraversa, le aggira. È una strada irregolare, discontinua, a tratti marginale, e proprio per questo profondamente contemporanea.

SCONFINAMENTI vuole esaltare le differenze, le fratture, le disomogeneità del percorso, costruendo un racconto corale in cui ogni autore mantiene la propria voce, ma contribuisce a un progetto unitario e ambizioso.

Il progetto prenderà avvio a gennaio 2026 e si concluderà a dicembre 2026.
È prevista una prima fase di mostre locali, lungo il tracciato della Statale 12, per creare attenzione, confronto e restituzione pubblica del lavoro.
A seguire, una mostra collettiva finale in una sede prestigiosa (in corso di individuazione), che riunirà tutti gli autori e i lavori realizzati.

Il progetto si concluderà con la pubblicazione di un libro-catalogo, pensato come esito editoriale definitivo e strumento di memoria.

La strada è stata suddivisa in otto tratti, affidati a due autori ciascuno:

1. Da Pisa a Lucca
2. Da Lucca all’Abetone
3. Dall’Abetone a Modena
4. Da Modena a Mantova
5. Da Mantova a Verona
6. Da Verona a Trento
7. Da Trento a Bolzano
8. Da Bolzano al Brennero

Parallelamente, Raffaele Capasso curerà la ricerca delle fotografie storiche legate alla Statale 12, coinvolgendo i circoli FIAF lungo il percorso, creando un dialogo tra passato e presente, memoria e sguardo contemporaneo.

SCONFINAMENTI è una sfida collettiva.
Richiede tempo, attenzione, responsabilità e visione.
Ma offre in cambio la possibilità di partecipare a un progetto che ambisce a lasciare una traccia reale, culturale e condivisa.

Gli autori coinvolti:
Stefania Adami, Andrea Angelini, Daniela Bazzani, Nazzareno Berton, Sergio Carlesso, Enzo Crispino, Eugenio Fieni, Alessandro Fruzzetti, Enrico Genovesi, Davide Grossi, Daniele Lira, Giulio Montini, Antonella Monzoni, Paola Rossi, Giuliano Reggiani, Filippo Venturi.

Seminario su Fotografia, Giornalismo, Potere e Intelligenza Artificiale by Filippo Venturi

INFRANGERE LO SPECCHIO
Il rapporto fra fotografia, giornalismo, potere e intelligenza artificiale

Questo seminario si propone come uno spazio di confronto aperto, pensato soprattutto per chi oggi sta costruendo il proprio sguardo sul mondo: studenti universitari e non, giovani fotografi, artisti visivi, aspiranti giornalisti e tutte le persone interessate a comprendere il ruolo delle immagini nella società contemporanea. Si rivolge a chi desidera sviluppare uno sguardo critico sulla fotografia e sull’intelligenza artificiale (IA), interrogandosi sul loro rapporto con l’informazione, il potere e la costruzione della realtà, con curiosità e apertura al confronto.

Il seminario è focalizzato sull’incontro fra fotografia e IA ed esplora l’evoluzione del ruolo dell’immagine nella comunicazione, nell’informazione e nella vita quotidiana, analizzandone il peso crescente come strumento di costruzione del consenso e di esercizio del potere.

Il docente presenterà alcuni dei suoi progetti di fotografia documentaria, esponendo nel dettaglio la filosofia alla base di essa e le metodologie pratiche adottate. Illustrerà inoltre le notevoli differenze teoriche e pratiche che caratterizzano l’utilizzo dell’IA nel processo creativo. Verrà mostrato come l’IA possa ampliare il ventaglio di possibilità dei fotografi e le idee che sottendono alla creazione di progetti.

In un’epoca di deepfake, algoritmi opachi e flussi visivi incontrollabili, il ruolo del fotografo e del giornalista non consiste più soltanto nell’essere testimoni, ma anche interpreti critici, chiamati a interrogarsi su responsabilità, etica, trasparenza e fiducia. Comprendere questi meccanismi diventa essenziale per non subire passivamente le immagini, ma per imparare a leggerle, smontarle e, se necessario, usarle consapevolmente come forma di resistenza culturale.

Saranno esaminate diverse casistiche che negli ultimi mesi hanno avuto un impatto significativo nel panorama dell’informazione internazionale. Saranno affrontati sia i timori legati all’adozione di questa nuova tecnologia, sia le potenzialità che essa porta con sé, aprendo un dibattito sul futuro dell’arte fotografica e della nostra interazione con le immagini digitali.

La fotografia e l’IA non sono strumenti da temere o da idolatrare, ma linguaggi da comprendere a fondo per poterli usare con lucidità, immaginazione e senso critico. L’obiettivo non è fornire risposte definitive, ma stimolare domande urgenti su chi siamo, su come raccontiamo il mondo e su quale responsabilità scegliamo di assumerci nel farlo.

Il futuro non sarà scritto dalle macchine, ma da chi saprà dialogare con loro, con consapevolezza, usando la tecnologia per ampliare, non per ridurre, la propria umanità.

Il seminario è modulabile per durata e formato (lezione frontale, incontro dialogico, masterclass), in base al contesto e al pubblico di riferimento. Offre strumenti critici per leggere e interpretare le immagini contemporanee, comprendendo come fotografia e intelligenza artificiale influenzino l’informazione e la costruzione della realtà. I partecipanti acquisiranno una maggiore consapevolezza dei meccanismi tecnologici, culturali e di potere che agiscono dietro le immagini, sviluppando un approccio responsabile, creativo e informato al loro utilizzo.


DOCENTE

Filippo Venturi è un fotografo documentarista, artista visivo, divulgatore e formatore sul tema fotografia e intelligenza artificiale.

Realizza progetti su storie e problematiche riguardanti l'identità e la condizione umana. Ha documentato dittature, democrazie in crisi e movimenti che si battono per i diritti.

I suoi lavori sono stati pubblicati sui principali quotidiani e magazine, come National Geographic, The Washington Post, The Guardian, The Financial Times, Vanity Fair, Newsweek, Geo, Der Spiegel, Die Zeit, Internazionale, La Repubblica, Il Corriere della Sera e La Stampa.

Laureato in Scienze dell’Informazione, ha esteso la sua ricerca ai legami tra fotografia, giornalismo, potere e intelligenza artificiale, indagando come questi influenzino la nostra percezione della realtà.

Svolge attività didattica e divulgativa in ambito accademico e culturale, tenendo lezioni e seminari per festival e istituzioni come Vogue Photo Fest, MIA Photo Fair, Festival della Fotografia Etica di Lodi, BergamoScienza, Università di Bologna, New York University.

Negli ultimi anni si è dedicato a un ampio progetto sulla Penisola Coreana, che gli è valso numerosi premi, fra cui il Sony World Photography Award, il Premio Il Reportage, il Premio Voglino e il Portfolio Italia - Gran Premio Hasselblad.

Nel 2025 è stato nominato Autore dell’Anno dalla FIAF (Federazione Italiana Associazioni Fotografiche).

www.filippoventuri.photography
filippo.venturi@gmail.com

Chissà se fra ottant’anni by Filippo Venturi

Immagine è tratta dal mio lavoro "Broken Mirror", realizzato con l'intelligenza artificiale

Chissà se fra ottant’anni, quando avranno ricostruito dalla macerie, si ricorderanno che i fascisti vanno esclusi dal sistema democratico perché, quando arrivano al potere, lo smantellano. O forse siamo condannati ad un loop eterno.

Trump, poi, non ha mai nascosto nulla. Aveva dato ampi segnali inequivocabili di fascismo (vedi l'assalto al Campidoglio del 2021, la sistematica delegittimazione del voto con le accuse di brogli, ecc). E oggi Trump ha dato il via libera a tutti i potenti di invadere e sopraffare.

Diverse Costituzioni nate dalle rovine del fascismo e del nazismo avevano fissato questo principio in modo chiaro, ma lo abbiamo ignorato perché volevamo che il sistema democratico desse a chiunque la possibilità di partecipare, anche a coloro che era chiaro lo avrebbero sfruttato solo fino a quando gli sarebbe tornato utile.

Adesso il giro della giostra è iniziato e, come sempre, saremo costretti a percorrerlo fino in fondo.
Sopraffazioni normalizzate, discriminazioni plateali, omicidi giustificati e tutto il resto del kit previsto da chi governa con violenza e orrore. E c'è la fila per arruolarsi fra le fila del dittatore di turno.

Software denudatori, quando l’IA riscrive i corpi by Filippo Venturi

SOFTWARE DENUDATORI
Quando l’IA riscrive i corpi

Grok, l’intelligenza artificiale di Elon Musk, interpellabile sul social network X (ex Twitter), consente da qualche tempo di modificare in pochi secondi le fotografie condivise da altri utenti, pubblicando direttamente il risultato sulla piattaforma.

Così può capitare che una ragazza condivida una propria fotografia e gli utenti, nei commenti, chiedano a Grok di mostrarla in bikini, di farla diventare un uomo, di mostrarne il viso che nella foto originale era celato (il viso generato, presumibilmente, è inventato e non quello reale; ma non sarebbe difficile istruire una IA a cercare altre foto nel profilo di quella ragazza per risalire al viso e inserirlo nell'immagine generata) e così via.

Se è facilmente intuibile quali possano essere le conseguenze negative di questa nuova possibilità, non è ben chiaro quali siano quelle positive. Prima o poi ci scapperà qualche post divertente, e poi? Tutti gli altri deepfake che effetto avranno?

Ufficialmente Grok è stato limitato dai suoi sviluppatori in modo che non possa generare deepfake pornografici; eppure è già capitato che abbia generato immagini pornografiche con ragazze minorenni. Sulla questione è intervenuto anche il governo indiano, che ha chiesto a Musk di porre rimedio (link 1).

Operazioni di denudazioni femminili sono possibili anche con le IA generative di Google e ChatGPT (link 2).

Ovviamente il fenomeno dei deepfake esisteva anche prima, ma richiedeva competenze non comuni. Rendere questa attività alla portata di chiunque sappia scrivere un commento cambia le cose. Forse l'unico pregio (molto relativo, non risolutivo e forse utopistico) è che impareremo a prestare più attenzione a quello che condividiamo online.

Nonostante polemiche e indagini, e le promesse di porvi rimedio, Grok viene usato per produrre in modo sistematico immagini di donne in bikini e in biancheria intima. I ricercatori stimano che Grok sia diventato il più grande creatore di immagini deepfake a sfondo sessuale (link 3).

Come se non bastasse, la domanda per questo tipo di contenuti è così elevata che esistono aziende specializzate nello sviluppo di software "denudatori" (basati su intelligenza artificiale, che prendono online foto di donne, anche minorenni, le denudano e le collocano in contesti pornografici). Due di queste aziende hanno lasciato i loro database aperti e visibili a chiunque con un minimo di conoscenze tecniche (link 4).

Questo tipo di reato è già punibile in diversi casi (in parte dipende dall’eventuale condivisione o pubblicazione, ma non solo), ma l’accessibilità e la scala con cui queste tecnologie operano rendono l’applicazione delle norme esistenti complessa e spesso inefficace. A meno che non si intervenga alla radice, sulla regolamentazione dell’uso delle intelligenze artificiali in contesti delicati come il suddetto.

La fotografia fake dell'arresto di Nicolas Maduro by Filippo Venturi

Questa fotografia (o frame da un video) che circola online mostrerebbe l'arresto di Nicolás Maduro, Presidente del Venezuela, da parte dalle forze statunitensi.

In attesa di sviluppi (verifiche ed eventuali smentite andrebbero sempre aspettate, ma oggi adottiamo un sistema di informazione e comunicazione che non tollera l'attesa) possiamo affermare che molto probabilmente non è una fotografia e nemmeno un frame estratto da un video reale, ma che si tratta di una immagine generata con intelligenza artificiale.

Proviamo a seguire i 4 passaggi che avevo suggerito ormai un anno fa, in casi analoghi (vedi il link nei commenti; sottolineo che, anche quando tutti i passaggi sembrano indicare una risposta univoca, non sempre possiamo giungere a una certezza assoluta):

1) L’affidabilità della fonte: al momento non ho trovato fonti giornalistiche affidabili che la riportino dopo le opportune verifiche e conferme.

2) L’ambiguità visiva: l'immagine riporta un timestamp anacronistico e che sembra più un tentativo di rafforzare la credibilità e attualità dell'immagine come documento. Il volto di Maduro sembra staccarsi troppo dal resto della immagine (come nitidezza e come effetto patinato). Le divise dei due militari hanno qualche anomalia, come la dicitura "DEA" ben visibile. Non è da escludere che il tutto sembri posticcio perché inscenato per produrre materiale visivo da diffondere. Personalmente però tenderei a considerarla una immagine generata.

3) Software di riconoscimento: viene rilevata la filigrana SynthID (quindi di una immagine generata con intelligenza artificiale).

4) Prove di supporto: non ho trovato foto o video o registrazioni audio di momenti immediatamente precedenti o successivi alla situazione mostrata nell'immagine.

La mia personale conclusione è quindi che si tratti di una immagine falsa di un evento reale (l'effettivo arresto di Maduro non è in discussione), che rende visibile qualcosa di cui, al momento, non ci sono prove visibili.

Ci troviamo di fronte a una dinamica che si è fatta largo nel mondo contemporaneo (occidentale, ma non solo, come dimostra il fatto che numerosi media asiatici abbiano utilizzato questa immagine come prova reale) in cui la realtà necessita di prove visive per consolidarsi come tale. A qualsiasi costo. Fino al paradosso di inventare un’immagine per confermare la realtà.

L'accettare l'uso di questo tipo di immagini, per questo scopo, fortunatamente è ancora considerato inaccettabile nel mondo dell'informazione di qualità.

Best 9 Instagram 2025 by Filippo Venturi

Anche quest’anno, il mio Best 9 di Instagram – ovvero i post che hanno suscitato maggior interesse – rappresenta un piccolo diario visivo degli avvenimenti più significativi che mi hanno toccato nel corso del 2025.

Due immagini provengono dal mio progetto "Broken mirror", realizzato con l'intelligenza artificiale, con cui ho cercato di attivare delle riflessioni sul rapporto fra potere e tecnologia, informazione e manipolazione. Nel 2025 ho potuto portare questo progetto e tenere dei talk in luoghi d'arte e di divulgazione come il MIA Photo Fair, il Napoli Photo Festival, il Festival Fotografica e BergamoScienza, la New York University di Firenze e in tanti altri posti.

Una immagine proviene dal mio progetto "He looks like you", dedicato al mancato incontro fra mio padre e mio figlio. È composto da fotografie originali, d'archivio, elaborate con software e immagini generate con l'intelligenza artificiale. Si tratta di un lavoro a cui tengo molto e che continua a suscitare interesse ed empatia (purtroppo il lutto riguarda tutti noi).

C'è poi una fotografia tratta dal mio lavoro documentario ed evocativo "How long is the night?", sulla Valle Antrona, un territorio con un rapporto conflittuale con il sole. Da secoli esplorata nelle sue profondità, alla ricerca di ricchezze dimenticate, ha visto un ragazzo del posto, appassionato di meridiane, diventare un uomo con il sogno di installare un enorme specchio in cima a una montagna, per riflettere la luce del sole sul proprio paese.

Due fotografie sono state scattate durante il mio primo viaggio in Giappone; una esperienza che sospettavo mi sarebbe piaciuta, ma che mi ha travolto molto più del previsto, al punto da iniziare un nuovo progetto fotografico e scrivere diversi articoli per la rivista FotoIT sulla fotografia giapponese man mano che la studiavo (cosa che continuerò a fare nel 2026).

Vi è una fotografia dell'articolo del Resto del Carlino che annuncia la mia nomina ad Autore dell'anno 2025, un riconoscimento da parte della FIAF a cui tengo molto e che mi ha permesso di fare un bilancio del mio operato fino a oggi (grazie anche alla Monografia che è stata stampata) e ragionare su cosa fare in futuro.

Un'altra fotografia proviene dal mio vecchio lavoro "The art of leaping in the dark", su quella sorta di suggestivo rito di iniziazione che avviene in Puglia, quando i giovani si tuffano nella Grotta della Poesia. 

Infine c'è una immagine generata con intelligenza artificiale, parte di un lavoro ancora in corso intitolato "Handbook of escape".